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Provocatio ad populum
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La mwbamwbqprovocatio ad populum (in mwbgitaliano: mwbwappello al popolo) è stato un mwcaistituto del mwcqdiritto penale mwcgromano, introdotto dalla mwcwmwdaLex Valeria de provocatione del mwdq509 a.C. (rogata dal console mwdgPublio Valerio Publicola) e applicato in particolare nel mwdwperiodo repubblicano.cite-ref-1[1]

La norma prevedeva la possibilità che la mwfqpena capitale di un condannato a morte potesse essere trasformata in altra mwfgpena se così stabilito da un giudizio popolare.

Contents

Note

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Età regia

Controversa è l'esistenza di una mwggprovocatio ad populum o istituti similari in età regia, quando il re aveva la pienezza dei poteri giurisdizionali, ma in cui è possibile che per i reati più gravi si riunisse l'assemblea (costituita da soli patrizi).

L'opinione prevalente degli scrittori in età repubblicana, era nel senso dell'esistenza di tale istituto anche in età regia:

(latino)

«Provocationem autem etiam a regibus fuisse declarant pontificii libri, significant nostri etiam augurales»

(italiano)

«I libri dei pontefici dicono che la

provocatio

c'era anche sotto i re, e lo dicono anche gli scritti degli auguri»

(Cicerone, De re publica)

Controverso è il passo di mwhgTito Livio sull'mwhwOrazio superstite, uccisore della sorella. Avrebbe invocato la mwiaprovocatio, ma la vita gli sarebbe stata salvata per la grazia popolare.cite-ref-2[2]

L'istituto della mwjgprovocatio introdusse un diritto del condannato a morte a richiedere che la pena irrogatagli fosse riconsiderata da un'assemblea cittadina solo dopo l'approvazione della mwjwLex Valeria del mwka509 a.C.: per il periodo precedente la tradizione riferisce soltanto di una facoltà del mwkqmwkgrex nei casi in cui, a sua discrezione, sembrasse più opportuno rimettere la decisione a un'assemblea cittadina.

Età repubblicana

La tradizione sottolinea che uno dei primi provvedimenti dello Stato repubblicano fu quello di aver stabilito la mwlqprovocatio ad populum, mwlglegata al nome di Publio Valerio Publicolacite-ref-3[3], eletto nel 509 a.C., al primo rinnovo delle cariche consolaricite-ref-4[4].

In seguito all'assunzione di una linea politica improntata ad una deriva autoritaria - ad opera dell'organo del mwoadecemvirato legislativo (istituito nel 451 a.C e preposto all'individuazione di un complesso di norme fondamentali in grado di disciplinare in linee generali settori del diritto pubblico e privato) - l'istituto della mwoqprovocatio ad populum venne sospeso. Nel 449 a.C. venne emanata, ad opera dei consoli Lucio Valerio e Marco Orazio, la mwoglex Valeria Horatia de provocatione, che di fatto ripristinò la mwowprovocatio ad populum e sancì il divieto di istituire magistrature che - nell'esercizio dello mwpamwpqius coercitionis - fossero esenti dal limite della mwpgprovocatio.

In una prima fase il popolo si esprimeva attraverso i mwqacomizi curiati, poi in seguito alla mwqqlegge delle XII tavole la mwqgprovocatio ad populum si svolse davanti ai mwqwcomizi centuriati. Cadde in disuso anche per le limitazioni via via apportatele da diversi legislatori, soprattutto del periodo tardo-repubblicano. Scomparve definitivamente nel periodo del principato.

La disputa interpretativa

I magistrati romani avevano un potere inizialmente illimitato e senza appello, temperato solo dalla limitata durata temporale della propria carica. Di fronte perciò al rischio di abusi nell'infliggere la pena capitale, secondo l'interpretazione tradizionale risalente al Mommsen la provocatio sarebbe stato un modo di ammettere un appello straordinario dinanzi all'intero popolo. Questa interpretazione è confutata da altri studiosi, come il Santalucia per il quale «è erroneo qualificare la provocatio come "appello al popolo", poiché l'appello presuppone il precedente giudizio di un magistrato, giudizio che qui manca»: in quella fase del diritto romano, il popolo è infatti già titolare di una sua giurisdizione, la funzione di iudicatio, che convive insieme con la coercitio del re. In questa interpretazione, quindi, la provocatio ha sì la funzione di "tamponare" gli eventuali eccessi di imperium, il quale dal re si trasfonde ai magistrati, ma il ruolo dell'assemblea dei cives non è quello di appello, ma di vero e proprio giudizio, in quanto l'atto del magistrato «è un atto di amministrazione, non un atto di giurisdizione»cite-ref-5[5].

La misura fu in una prima fase applicabile solo per condannati a morte della classe patrizia. Successivamente furono ammessi anche i plebei. Del resto la composizione dei comizi centuriati che vedeva una forte sperequazione censuaria delle attribuzioni delle centurie tra le cinque classi e il sistema di votazione che vedeva chiamate al voto le centurie a partire dalla prima classe, rendeva la mwsqprovocatio ad populum uno strumento in mano alle classi privilegiate.cite-ref-6[6]

Come segno esterno della mwtwprovocatio ad populum i mwualittori che precedevano i magistrati, quando erano nella città di mwuqRoma, portavano i mwugfasci littori privi di mwuwscure, a indicare che il magistrato era privo del potere di irrogare pene capitali. Fuori Roma, come accadeva in occasione di campagne militari, il potere era in genere pieno, e i littori avevano pertanto i fasci con le scuri.

mwvqCicerone, durante la mwvgcongiura di Catilina, mise a morte nel mwvwcarcere Tullianum cittadini romani complici di mwwaCatilina senza concedere la mwwqprovocatio. mwwgPublio Clodio Pulcro, suo avversario politico, fece allora votare con un plebiscito una mwwwlegge che stabiliva la pena dell'mwxaesilio a chi avesse deliberato una condanna a morte senza concedere la mwxqprovocatio.

Età imperiale

In età imperiale la mwyaprovocatio è ancora attestata, ma ormai il mwyqpopulus è sostituito dall'mwygimperator. Ma una nuova figura si impone: il cittadino romano pronunciando le parole "mwywCaesarem appello" si sottraeva alla giurisdizione del magistrato provinciale e la causa era trasferita a Roma. mwzaSan Paolo, proprio per questo, si sottrasse per due anni alla condanna e venne condotto a Roma.
Il giurista mwzgGiulio Paolo conferma che alla sua epoca il diritto di appello al popolo si era trasformato in appello all'imperatore:

(latino)

«Lege Iulia de vi publica damnatur, qui aliqua potestate praeditus civem Romanum antea ad populum nunc imperatorem appellantem necaverit necarive iusserit, […].»

(italiano)

«Per la

Lex Iulia de vi publica

viene condannato colui che, investito di qualche potere, abbia ucciso o abbia ordinato di uccidere un cittadino romano che si era appellato, un tempo al popolo, oggi all'imperatore.»

(Paolo, Sententiae receptae, V, 26, 1cite-ref-7[7])

Cronologia delle leggi

Secondo i dati tradizionali, la cronologia delle leggi sulla mwbgprovocatio ad populum è la seguente.

• 509 a.C. Lex Valeria I magistrati non potevano sottoporre a fustigazione o condannare a morte il cittadino romano che avesse esercitato la mwcqprovocatio ad populum
• 454 a.C. mwcwLex Aternia Tarpeia de multis Il limite delle multe per i cittadini romani, oltrepassato il quale era possibile invocare la provocatio era fissato in 3.020 assi, pari al valore di 30 buoi più due pecore.
• 450 a.C. Leges XII Tab. La condanna a morte del cittadino doveva essere pronunciata dai Comizi centuriati.
• 449 a.C. Lex Valeria Horatia Non potevano essere istituite nuove magistrature che fossero esenti dal rispetto della provocatio
• 300 a.C. Lex Valeria ascritta al console M. Valerio Corvo, la quale dichiarava come "meritevole di riprovazione" l'atto del magistrato che avesse fatto fustigare e uccidere un cittadino in mancanza di mweqprovocatio.
• 199 a.C. Lex Porcia I, detta mwewLex Porcia de capite civium. Estende il diritto di mwfaprovocatio oltre i 1000 passi da Roma, quindi in favore dei cittadini romani residenti nelle province e dei soldati nei confronti del loro comandante.
• 195 a.C. Lex Porcia II, detta mwfgLex Porcia de tergo civium. Estese la facoltà di mwfwprovocatio ad populum contro la fustigazione.
• 184 a.C. Lex Porcia III. Prevedeva una sanzione molto severa (forse la pena capitale) per il magistrato che non avesse concesso la mwgqprovocatio.

Note

cite-note-11. mwiaTito Livio, mwiqmwigAb Urbe condita libri, II.8.
cite-note-22. mwjgTito Livio, mwjwmwkaAb Urbe condita libri, I.26.
cite-note-33. mwlaCicerone, mwlqDe re publica, 2, 53.
cite-note-44. Parte degli storici sostiene che le varie leges (Valeria, Valeria Horatia) sarebbero una mwmqinvenzione degli annalisti e che un vero diritto alla mwmgprovocatio almeno per i plebei, non sarebbe esistito prima del 300 a.C. Si confronti Luigi mwmwAmirante, "Sulla mwnaprovocatio ad populum fino al 300", in mwnqStudi di storia costituzionale romana, Napoli 1988.
cite-note-55. mwoqBernardo Santalucia, mwogmwowStudi di diritto penale romano, Roma, L'Erma di Bretschneider, 1994, p.mwpa 25 e pp. 160-162, mwpqISBNmwpg 88-7062-864-7.
cite-note-66. Amirante dubita che prima del 300 a.C. ci fosse effettivamente una mwqwprovocatio ad popolum e che solo dopo ci fosse una effettiva equiparazione tra patrizi e plebei. Comunque vale l'osservazione che non a un'assemblea della plebe (mwrascita plebis), ma ai comizi centuriati, con maggioranza prefissata, era affidato il compito di intervenire a seguito della mwrqprovocatio.
cite-note-77. mwsq(mwsgmwswLA) Paulus, mwtamwtqLibri quinque sententiarum, edidit Paulus Krueger, Berolini, apud Weidmannos, 1878, p.mwtg 133 (Sta con: Ulpianus, mwtwLiber singularis regularum; mwuaFragmenta minora saeculorum p. Chr. n. secundi et tertii).

Bibliografia

Fonti primarie

• mwvqCicerone, mwvgmwvwDe Republica II
• mwwqSeneca, mwwgLettera 108

Fonti secondarie

• Luca Fezzi, mwxwIl tribuno Clodio, Laterza, Roma-Bari 2008
• Luigi Amirante, "Sulla provocatio ad populum fino al 300", in mwygStudi di storia costituzionale romana, Napoli 1988
• Luigi Amirante, "A proposito della "provocatio ad populum" fino al 300", in mwzaIura 37, 1986
• Luigi Garofalo, " "Iuris interpretes" e inviolabilità magistratuale" in mwzwSeminarios Complutenses de Derecho Romano (2001), Milano, 2003
• mw0qGiuseppe Grosso, "Monarchia, mw0gprovocatio e processo popolare", in mw0wStudi in onore di mw1aPietro De Francisci, Torino, 2000
• Michel Humbert, mw1gLe tribunat de la plèbe et le tribunal du peuple: remarques sur l'histoire de la provocatio ad populum, MEFRA, 1988
• Roberto Pesaresi, "Improbe factum: riflessioni sulla provocatio ad populum", in mw2qFides humanitas ius, Napoli, 2007
• Arnaldo Biscardi, mw3aAspetti del fenomeno processuale nell'esperienza giuridica romana, Ed. Cisalpino-Goliardica, Milano, 1973

Collegamenti esterni

• mw4aLe origini della provocatio ad populum (PDF), su tesionline.it.
• mw4gProvocatio ad populum, su brocardi.it.